venerdì 18 gennaio 2013

Inferno canto V - Paolo e Francesca: "Cielo, mio marito!"


Se c’è una cosa che non sopporto degli scrittori è che si ostinino a morire. No, non sono uno di quelli che pensa ai meravigliosi capolavori che i poeti antichi potevano ancora regalarci, del resto se Paul McCartney si esibito con Lady Gaga, non voglio nemmeno pensare cosa avrebbe potuto combinare Foscolo oggi (che so, una cosa tipo Scusa ma ti chiamo Ortis). È che proprio, come avrebbe detto Pasolini, non mi va l’idea che uno non possa difendersi. 

Mi spiego: di tanto in tanto nella mia casella mail, oltre alle pizze illimitate che Groupon mi istiga a mangiare, capitano dei messaggi di forum letterari, a cui mi sono iscritto quando ero ancora giovane e idealista, convinto che potessi tirare a campare con la cultura (non è il caso di farmi la predica, lo so che era meglio se andavo a drogarmi come tutti quelli della mia età). Ebbene, un giorno mi capita di leggere che il “celebre scrittore XXX”, alla sua opera prima, ha deciso di «rileggere in chiave moderna un classico della letteratura italiana…».



Al che mi sono sorti alcuni dubbi:
  • Se lo scrittore XXX (la mia coscienza critica mi impedisce di dirvi il nome) è al suo primo libro, come fa a essere celebre? Cos’è che ha fatto per rendersi popolare, rubava gli stereo dalle macchine nel quartiere?
  • Visto che sei alla tua opera prima, potevi farlo uno sforzo piccolino e cercare di scrivere una storia tua, senza far rivoltare nella tomba uno che è morto da cinquecento anni, o no?

Facciamo un esempio: voglio scrivere Il nome della rosa in chiave moderna, le alternative sono due: mi metto in contatto con l’autore che mi dà l’autorizzazione o meno; oppure copio spudoratamente la trama, costringendo l'ottimo Umberto Eco non solo a denunciarmi per plagio, ma anche a presentarsi sotto casa mia per prendermi a badilate sugli incisivi. E non avrebbe tutti i torti.



Come avrete capito ho un’antipatia per le riletture in chiave moderna, non per un fatto intellettualoide, ma per il troppo bene che voglio alle opere e agli scrittori (come specie biologica, intendo).

Alcune opere sono belle e verosimili proprio perché sono ambientate in una certa epoca. Hai voglia a dire che Romeo + Giulietta con Leonardo di Caprio è un film che riprende l’atmosfera shakespeariana, le cose oggi sarebbero andate molto diversamente. Eccome.

Giulietta (che, ricordiamo, ha tredici anni) avrebbe scritto su Facebook:

Romeo e’ trp fik xo' e’ 1 kOlLa ciOe’ sTà smp adDosso xcio’ lo pisciato



Che tradotto, pressappoco significa: 



Romeo è sì un gran bel ragazzo, ma ahimè è troppo legato a me medesima, per cui mio malgrado ho dovuto interrompere la relazione con lui, lasciandolo al suo destino

E buonanotte al Bardo.

Adesso pensate alle conseguenze disastrose che un’operazione del genere potrebbe avere sulla Commedia di Dante Alighieri. Non sto parlando di un canto qualsiasi (Hannibal Lecter volendo è la versione moderna del conte Ugolino), ma del canto V dell’Inferno, dove il poeta incontra Paolo e Francesca.

Ma come ogni puntata di Quarto grado che si rispetti, è necessario un piccolo riepilogo:
Francesca da Polenta (e no, non era detta la “Valsugana”) viene data in sposa per motivi di interesse a Gianciotto Malatesta, da cui però non si sente attratta, il che è abbastanza strano perché:

  • Francesca ha sedici anni
  • Suo marito è zoppo
  • Sta sotto la cinquantina (e vi assicuro che nel 1200 i cinquantenni non assomigliavano a Banderas mentre prepara i biscotti per la gallina)
  • Gianciotto ha la finezza e la grazia di una gara di rutti all’Oktober Fest.

Francesca passa i giorni a leggere libri d’amore, quando gli capita a tiro il fratello del marito, Paolo, e, un po’ per per tutte quelle storie, un po’ perché nel castello effettivamente non c’è una beneamata da fare, i due cadono l’una nelle braccia dell’altro.

Il resto è cronaca nera: Gianciotto scopre di avere più corna di un bue muschiato, a cui tra l’altro assomiglia vagamente, e in un colpo solo elimina il problema dell’infedeltà e dell’eredità da dividere col fratello. 

Alla faccia di tutti gli avvocati divorzisti.


Con molta probabilità oggi la notizia finirebbe ai telegiornali, intervisterebbero il capo del RIS di Rimini, centomila perizie, gli psicologi farebbero un’analisi del povero Gianciotto che ha avuto un’infanzia difficile, a Porta a Porta farebbero vedere il plastico del castello di Gradara con tanto di schizzi di sangue sul libro galeotto, Barbara d’Urso intervisterebbe la cugina di Francesca che ha fatto un provino per il Grande Fratello, alla fine l’assassino viene rilasciato con la condizionale e ci scrive pure un bel libro in cui racconta la sua verità e da cui Canale 5 ci ricava una fiction di trentasei puntate con Gabriel Garko nel ruolo di Paolo e Cristina Capotondi in quello di Francesca.

E invece no! Nel Tredicesimo secolo Gianciotto Malatesta è un uomo potente e, approfittando dell’assenza di intercettazioni ambientali (ma sarebbe stato lo stesso anche nel XXI secolo, con le intercettazioni), mette tutto a tacere. 
Tuttavia il fattaccio non sfugge a Dante Alighieri che decide di rendere giustizia ai due sfortunati amanti immortalandoli nel V canto dell’Inferno.

Questo canto della Commedia di Dante è quello più soggetto  al conflitto di interessi. Cercherò di spiegarmi meglio: Dante è un ottimista, perciò il suo Inferno si restringe man mano che si procede verso il basso, conferendogli quella caratteristica forma a kebab che noi tutti conosciamo e apprezziamo.



  



Qui i peccati veniali vengono puniti più in alto dato che si presuppone che i peccatori violenti siano la minoranza, ma probabilmente questa è una distorsione dovuta al fatto che Dante non abbia mai letto Cronaca Vera. In pratica man mano che scende il poeta incontra “meno” peccatori, puniti più severamente.

Ora, il fatto è che Dante ha commesso peccati di lussuria nella propria vita, sia per il suo passato di poeta stilnovista, sia perché dopo la morte di Beatrice il ragazzo si è dato da fare, le rime “petrose” infatti rasentano la pornografia. 
Ebbene (se state ancora leggendo invece di cercare le rime “petrose”), chi sono i primi dannati con cui Dante parla e che quindi hanno pena più lieve? I lussuriosi, che per punizione vengono sballottati per l’eternità in una specie di uragano, al che verrebbe da dire al Sommo: «Ma come? Ai sodomiti li fai correre avanti e indietro sennò fanno la fine dei toast che vendono all’Autogrill e questi invece si fanno il giro sulle montagne russe?».
La legge del contrappasso ad personam.

Ad ogni modo, il nostro poeta appena scende nel secondo cerchio incontra Minosse, che assegna la pena ad ogni dannato, secondo un sistema che non sto qui a spiegare ma che potrebbe certamente snellire i tempi processuali in Italia. Naturalmente il giudice infernale si accorge che Dante è vivo e lo rimprovera, ma Virgilio gli dice: «vuolsi così colà dove si puote/ ciò che si vuole, e più non dimandare», che nella Commedia equivale a tirare fuori il distintivo dell’FBI come nei film americani.

Proseguendo oltre i due giungono su un dirupo da cui si vede un turbine che avvolge diverse anime e Virgilio qui comincia ad additare manco fosse alla fiera bovina: «Lì sta Semiramide, là ci sta Didone, se guardi lì ci stanno Cleopatra, Elena, Paride, affianco alla scimmia ammaestrata c’è Tristano…».
A un certo punto due anime che volano insieme come colombe, attirano l’attenzione di Dante che chiede se può parlarci (e certo che ci puoi parlare,  mica Virgilio fa l’agente di Tecnocasa che ti vuole vendere una mansarda all’Inferno). Al che i due piccioncini si avvicinano e rivelano la loro identità: Paolo e Francesca.


STOP



Adesso bisogna sfatare alcuni luoghi comuni:

  1. Francesca ha 25 anni e Paolo 39, quindi la tesi dei due giovani inesperti che si innamorano non regge. Checché ne dicano Blake e tutti i romantici
  2. Il “fedelissimo” Paolo era sposato con Orabile Beatrice di Ghiaggiolo, con cui prima di morire aveva fatto in tempo a mettere in cantiere due figli
  3. Pure Francesca aveva avuto due figli da Gianciotto
  4. Il fatto che i due al momento della strage stiano leggendo un romanzo su Lancillotto e Ginevra non è «un chiaro indizio che Dante era un templare» (mi è capitato di sentire anche questa). Se leggo un libro di cucina, mica dimostro chiaramente di essere Antonella Clerici. O almeno spero



Evidentemente non avete bisogno dell’ennesima pallosissima parafrasi del canto, anche perché parafrasare Inferno V è un’esperienza entusiasmante come girare il mondo. Ma con Google Maps.

Tuttavia voglio porre l’attenzione sul verso 90, in cui Francesca dice:


noi che tignemmo il mondo di sanguigno



Perché proprio questo verso? Semplicemente per vendicarmi di tutti i professori di letteratura che ho avuto dai cinque anni, fino all’altro ieri, del resto il blog è mio e me lo gestisco io (non so se vi avevo detto che sono un femminista).

Comunque, dicevo, a scuola ci insegnano che sanguigno è riferito al fatto che i dannati abbiano macchiato il mondo con il loro sangue o con quello di altri. 
Adesso, alla faccia di tutti i commentatori plurilaureati che hanno buttato il sangue e gli anni più belli della loro vita in ricerche su manoscritti vecchi e ammuffiti, credo che il verso sia stato mal interpretato. Non voglio fare il fenomeno, ma essendo nell’animo una vecchia zitella inglese di epoca vittoriana, tendo ad interpretare le parole di Francesca in questo senso:


noi che tignemmo il mondo di sanguigno (per il nostro peccato)



Voglio dire che la ragazza parla in senso figurato: è stato il fatto di aver commesso il peccato stesso di lussuria a tingere il mondo di sangue, cioè a renderlo più cattivo, e non perché è stato effettivamente versato del sangue a causa del peccato (lo so che non mi sono spiegato bene, ma ho riscritto questa parte trenta volte e questa è la versione migliore).


Qual è dunque la morale della storia di Paolo e Francesca, ammesso che ve ne sia una?

Innanzitutto bisogna notare che in tutto il canto Paolo non apre mai bocca, dimostrando che le dinamiche  in un rapporto uomo-donna, quando si tratta di raccontare una versione dei fatti, sono rimaste pressoché invariate nel corso dei secoli.

Soprattutto però il canto V di Inferno ci insegna che per quanto le tecniche investigative siano all’avanguardia, per quanto gli studi sociologici possano aiutare a capire certi fenomeni, alla fine una poesia può rendere giustizia più di diecimila plastici in seconda serata.


E se proprio devo finire all’inferno, speriamo che nel mio kebab non ci mettano la cipolla.

7 commenti:

  1. ...ho avuto più di un brivido al sospetto che io possa essere a questo punto l'ologramma di Cristina Parodi, visto il tempo che passo a leggere libri di cucina...

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    1. Credo che non corri nessun pericolo, dubito che Cristina Parodi abbia mai cucinato davvero qualcosa :D

      P.S. Non sapevo del test di verifica per i commenti, adesso l'ho eliminato. Insomma, mica sono razzista, possono commentare liberamente anche i robot!

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  2. N.B. posso dirti quanto le mie risate e i miei pensieri lusinghieri sul tuo conto si tramutino in parolacce, tutte le volte che per scriverti un commento devo dimostrare di non essere un robot?!? :-/ Scusa, ma per onestà dovevo dirtelo.

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  3. Mai pensato che sanguigno potesse riferirsi ad una bottiglia di vino, che ha mutato il loro modo di vedere il mondo, e quindi è stata questa ad essere davvero galeotta? XD
    (sì, anonimo perchè mi vergogno troppo per questa profanazione!!)

    Comunque complimenti!!

    Una fan

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    1. Quindi dici che "tignemmo" è riferito al fatto che abbiano rovesciato la bottiglia quando è successo il fattaccio? Beh, è un'interpretazione interessante, ma a questo punto è probabile che Francesca fosse già alcolizzata da prima, visto che ha sposato Gianciotto :D

      Ti ringrazio per i complimenti e se vuoi la prossima volta puoi uscire dall'anonimato, tanto qui siamo nella fabbrica delle profanazioni!

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  4. Domani ti leggo in classe ai miei dell'alberghiero, che cucinano davvero (ma non in rima) e hanno bisogno, qualche volta, di scoprire che si può anche sorridere dei Grandi, ma dicendo cose sensate

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    1. Ti ringrazio di cuore, mi fa davvero piacere che un professore decida di leggere un mio post ai suoi studenti. Visto che, almeno per il momento, insegnare è impossibile sono contento di "fare lezione" in questo modo.
      Se non ti è di troppo disturbo, poi fammi sapere se ti hanno linciato o è andata bene, eh.

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